Sì della Consulta, adesso la parola ai cittadini

La Corte Costituzionale ha ammesso due quesiti referendari proposti dai movimenti per l'acqua. A primavera gli uomini e le donne di questo paese decideranno su un bene essenziale. La vittoria dei “sì” porterà ad invertire la rotta sulla gestione dei servizi idrici e più in generale su tutti i beni comuni.

Attendiamo le motivazione della Consulta sulla mancata ammissione del terzo quesito, ma è già chiaro che questa decisione nulla toglie alla battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e che rimane intatta la forte valenza politica dei referendum.

Il Comitato Promotore oggi più che mai esige un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione degli AATO, un necessario atto di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani.

Il Comitato Promotore attiverà tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la data del voto referendario coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera.

Da oggi inizia l'ultima tappa, siamo sicuri che le migliori energie di questo paese non si tireranno indietro.

Roma, 12 gennaio 2011

Il Consiglio Operativo
Comitato Acqua Pubblica Faenza e Comprensorio


DOCUMENTO DELL'UFFICIO STAMPA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Vendola: Marchionne ci offre un'occasione per capire chi siamo

«La vicenda Mirafiori e’ dirimente. Unisce chi ha un’altra idea di Italia». Il leader della sinistra: il Pd non abbia paura di unire il centrosinistra. Alleati col Terzo polo? C’è chi ha votato la riforma Gelmini

ROMA «Temo che il 2011 possa essere un percorso doloroso per una parte del mondo del lavoro e del non lavoro», dice Nichi Vendola. Le previsioni del presidente della Regione Puglia non sono confortanti. «Ci saranno – spiega – gli effetti delle manovre finanziarie di Tremonti, che cadranno sul corpo gia’ indolenzito del lavoro dipendente e del mondo della famiglia e dei pensionati. Sara’ un anno in cui vedremo esplodere in maniera acutissima la crisi sociale del Paese».

Prevede nuove, impetuose, manifestazioni di piazza?
In realta’ ci sono già tutti i giorni, dappertutto. Non solo quelle nel mondo dell’industria privata, ma un ribollire di vertenze e di lotte a tutti i livelli: penso ai settori della pubblica amministrazione, alla sanita’. Contemporaneamente c’e’ una perdita del potere di acquisto del salario e delle pensioni: le famiglie si impoveriscono e vedono nello steso tempo dimagrire le dimensioni del welfare. Questo accade in un Paese gia’ frastornato da un fatto inedito, che e’ la perdita di capitale sociale legato al futuro delle giovani generazioni.

Il lavoro, appunto. Sulla proposta Marchionne il Pd e’ diviso: Chiamparino e chi appoggia la linea Fiom- Cgil. Lei che posizione ha?
Non e’ solo una sfida arrogante contro il mondo del lavoro. E’  l’idea di un restringimento secco degli spazi di democrazia in questo Paese. Si vuole mettere il bavaglio a tutti coloro che non si allineano, imponendo l’eliminazione del sindacato che e’ renitente alla leva di Marchionne. Chi non e’  d’accordo non ha piu’ diritto ad esistere nei luoghi di rappresentanza dei lavoratori.

Altre aziende potrebbero adottare questo modello.
Il tema che dovremmo affrontare e’ cosa produrre, e poi come produrre. E la Fiom non si e’ mai sottratta ad un negoziato su come produrre. Reagisce alla capitolazione del sindacato. Da questo punto di vista ha cominciato una battaglia che non ha solo valore sindacale, ma civile e culturale, sociale.

Cambiamo argomento. Bersani le chiede piu’ generosita’ e rilancia una alleanza costituente che comprenda anche il Terzo polo.
Non penso di avere un difetto di generosita’. A molti che hanno l’abitudine di polemizzare con argomenti venali, e talvolta usando anche l’arma della contumelia, ho sempre replicato parlando di politica. Non ho mai accettato il terreno del ping pong polemico e ho replicato con quelli che chiamo i comizi d’amore.

In sostanza il messaggio e’: prima delle alleanze confrontiamoci su un programma?
Abbiamo una occasione straordinaria che e’ quella del caso Marchionne e Mirafiori. Un punto dirimente per costruire una visione e una coalizione con coloro che si sono opposti, per esempio, alla riforma Gelmini. In fondo cosa e’ un programma? E’  mettere insieme un’idea dell’Italia e della salvezza di questo Paese che oggi vive un declino drammatico.

Ma Sel un programma ce l’ha?
Vorrei capire perche’ lo chiedono soltanto a me. Comunque e’ riassumibile efficacemente con lo slogan: contro la precarietà. La destra ci ha promesso all’inizio della stagione berlusconiana la societa’ delle tre i: impresa, inglese, informatica. E ci ha regalato l’Italia delle tre p: poverta’, precarieta’,  paura.

Nell’ipotesi di elezioni anticipate Sel andrebbe da sola?
Il popolo del centrosinistra chiede ai partiti del centrosinistra di essere capaci di una grande unita’ con il popolo e con i soggetti sociali in movimento e di saper lanciare una grande sfida innovativa. Da questo punto di vista noi siamo pronti non a vivere una piccola e modesta avventura elettorale, ma a sentirci costruttori del cantiere dell’alternativa al berlusconismo.

Quindi il bipolarismo non e’ finito?
E’ finito quello all’italiana. All’orizzonte mi pare ci sia comunque il Terzo polo, ovvero ci siano tre poli della scena politica italiana.

Ma Bersani vi vuole tutti insieme.
Il Terzo polo ha già risposto. E comunque in quell’ambito c’è anche chi ha votato la riforma Gelmini e sta continuando a votare progetti fondamentali del governo Berlusconi.

Si riferisce a Futuro e liberta’? Quindi gia’ boccia l’ipotesi Bersani.
Alla fine, per paradosso, si puo’ arrivare ad allearsi anche con Berlusconi per sconfiggere Berlusconi. Il problema, in realta’, e’ discutere di quale Italia vogliamo, di quali sono le ragioni del declino del nostro Paese e di un grande disegno riformatore.

A Natale a Berlusconi ha augurato di essere un buon nonno. Cosa augura al Pd per il 2011?
Quello che auguro a tutto il Paese. Di non avere piu’ paura.

Marina Nemeth
da: Il piccolo

Il ricatto

Il 13 e 14 gennaio si voterà il referendum nello stabilimento Fiat di Mirafiori.
Più che referendum il voto si basa su un ricatto bello e buono, in nome del “modernismo”.
O si accetta di lavorare senza diritti, senza rappresentanza, sulla base di un accordo firmato solo da CISL e UIL e scritto da Marchionne o si delocalizza, lasciando i lavoratori senza lavoro.
Credo che per i lavoratori non sarà facile scegliere, e sicuramente è capibile chi voterà per il sì, in quanto oggi il lavoro diventa un bene indiscusso del quale non si può fare a meno, ma credo che  chi lo farà abbia bene in mente il salto che si appresta a compiere.
Infatti con questo accordo si aprono le porte all’’800, già perché le condizioni non solo degli operai della FIAT, ma degli operai in generale subiranno un arretramento notevole per ciò che riguarda i diritti e risprofonderemo nel secolo in cui la rivoluzione industriale cominciava a svilupparsi e i lavoratori erano alla mercè dei padroni del vapore.
Con una firma si recede di oltre 100 anni, ma come dicevo, mentre è comprensibile il voto di coloro che sono impegnati a mantenere il proprio posto di lavoro, così non è comprensibile lo schierarsi di alcune forze del centrosinistra come il PD, con alcuni suoi uomini di punta da Fassino a D’alema a  Veltroni a Chiamparino, a favore dell’accordo.
Come può una forza che ha le sue radici nel mondo del lavoro e  nelle sue lotte,schierarsi per Marchionne, come si può pensare che nel nostro Paese, la democrazia, i diritti, la rappresentanza, la libertà, si debba appendere tutti i giorni fuori dai cancelli degli stabilimenti per 8/10/12 ore a seconda di come decide il “padrone” e vivere quelle ore, che sono una buona parte della propria vita, quasi  senza tutele e diritti democratici?
Sembra una vita vissuta a 2 livelli.
Come può una forza che si dice di sinistra essere ancora maanchista su un tema come questo, non si può continuamente stare con Marchionne, ma anche con gli operai, a volte bisogna scegliere, anche se una discussione è in atto all’interno di quel partito e personaggi come Cofferati, che non sono mai stati teneri con la FIOM, oggi la appoggiano, ma sono ancora pochi, come si può pensare che a sinistra si debba discutere di un tema come questo se perdere i diritti o mantenere il lavoro, ma che modernità è questa, che futuro è?
Ma come si può uscire dal berlusconismo se l’idea di modernità è questa ?
Se nei 150 anni dell’unità d’Italia si vuole per il futuro una nazione alla Marchionne, credo che le prospettive per il Paese e per la sinistra siano veramente drammatiche.
Che democrazia è questa? Dove all’interno di questi stabilimenti saranno rappresentati solo i sindacati “ buoni”, cioè coloro che sono netta minoranza da sempre,  fra i lavoratori, ma hanno accettato l’accordo, questo ricorda molto le fabbriche e le rappresentanze del ventennio.
Certo nelle fabbriche la democrazia è spesso stata un optional e si è dovuta conquistare  e difendere      con grandi lotte e sacrifici, ma oggi sembra che si stia veleggiando verso un nuovo fascismo, certo più sottile, in doppiopetto o con il pullover, ma sicuramente un arretramento pesante.
Tutto questo per abbattere i costi del lavoro ed essere più competitivi ci dicono.
Bene è uscito in questi giorni l’analisi di un gruppo di economisti che ha dimostrato che il costo del lavoro sul prodotto finito incide solo per il 7%, ora credo che per quanto si possa fare il costo non si potrà abbassare più di tanto e non sarà questo a rendere competitiva la FIAT, forse invece è una mancanza di strategia industriale è una mancanza di modelli sul mercato che fanno si che sia la marca automobilistica europea  che soffre maggiormente oggi perdendo quote di mercato, ma  come mai in Germania o in Francia non si è nemmeno ipotizzato un’operazione del genere, come mai in quelle realtà per superare la crisi si è puntato  sulla ricerca, sulla tecnologia , sulla sicurezza  e quantità dei modelli  sull’innovazione tecnologica?
Forse allora  questa vuole essere una lezione per un Paese che dopo 20 anni di berlusconismo, ha oggi voglia di rialzare la testa?
In un intervista che ha rilasciato a Repubblica domenica 9 gennaio Peter Olney sindacalista americano del settore auto dice questo : “Sergio Marchionne recita in Italia un copione già scritto qui negli Stati Uniti. Alla Fiat si riproduce l'attacco ai sindacati che da anni è in atto nelle imprese americane. Guai a sottovalutarne la gravità: la rappresentanza dei lavoratori, l'organizzazione sindacale, sono l'ultimo baluardo contro l'imbarbarimento della società e l'impoverimento della democrazia. Anche i referendum di fabbrica sotto un clima d'intimidazione, li conosciamo bene".
"Il chief executive di Fiat-Chrysler non fa che ripetere tutte le mosse dei top manager di General Motors, e  Ford. Per  il ricatto ai lavoratori usa un linguaggio a cui siamo abituati: gli operai vengono descritti come dinosauri, relitti di un'era al tramonto, costretti ad accettare i diktat dall'alto perché altrimenti poco competitivi, quindi condannati a perdere il posto. In quanto ai referendum sotto ricatto, di recente se n'è tenuto uno alla fabbrica della Nissan nel Tennessee, per decidere proprio sulla questione della rappresentanza sindacale. Dopo una campagna di pressioni, minacce, intimidazioni da parte dell'azienda, i lavoratori hanno finito per piegare la testa e votare contro il sindacato. Oggi il sindacato americano riparte proprio da questo: vogliamo imporre un codice di condotta, che impedisca alle aziende di impaurire i lavoratori manipolando le consultazioni referendarie".

Questa è la politica di Marchionne e della FIAT, la PAURA, IL RICATTO.

Marchionne ha detto chiaramente che in questa operazione è stato aiutato dal governo e lo ha ringraziato, infatti il governo è stato “forza assente” in tutta la trattativa sia a Pomigliano prima,
e a Mirafiori poi.
Già l’asse , Marchionne, Berlusconi, Sacconi, non solo stanno portando l’Italia allo sfacelo dell’economia, ma anche della democrazia.
In questo deserto mi auguro che alta si levi la voce del Presidente della Repubblica che dica in maniera chiara che la Costituzione, proprio nel 150° compleanno di una Nazione, va applicata fuori e dentro le fabbriche con i suoi doveri e i suoi diritti.
Ed è per questo, che in questo momento diventa inevitabile stringersi attorno alla FIOM ultimo baluardo della democrazia in Italia.
Come SEL saremo a fianco dei lavoratori e della FIOM e il 28 gennaio saremo al suo fianco  nello sciopero generale dei metalmeccanici, insieme per costruire un progetto di un’Italia migliore e diversa che rimetta il tema del lavoro e dei lavoratori come punto centrale dello sviluppo.

Francesco Rivola
portavoce SEL Valle del Senio

In centomila con la Fiom


Firma anche tu  l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack

Centomila firme, per un sito come il nostro, sono un OBIETTIVO “IMPOSSIBILE”, anche se avessimo il sostegno di link importanti. Ne abbiamo raccolte in passato fino a ventimila (19916) per l'appello in solidarietà con Marco Travaglio, accusato da Fabrizio Cicchitto in Parlamento di "terrorismo mediatico", in un clima di mobilitazione delle più importanti testate contro la legge-bavaglio, mentre in piazza su questo tema si era speso anche Roberto Saviano.
Eppure riteniamo necessario provare a realizzare questo OBIETTIVO “IMPOSSIBILE” perché siamo convinti che sulla “abrogazione” della Fiom che Marchionne sta cercando di imporre, si giochi una partita cruciale per la difesa dei più elementari e intrattabili diritti e libertà costituzionali. Per questo vi chiediamo di non limitarvi a firmare l’appello, ma di mobilitarvi per farlo firmare a tutti i vostri amici, per inserirlo nei vostri blog, per farlo girare in modo “virale”, come si usa dire, su quanti più siti siete in grado di raggiungere, partecipando a discussioni, forum e altre forme di intervento.
Proviamo a realizzare questo “IMPOSSIBILE” entro il 28 gennaio, giorno dello sciopero nazionale dei metalmeccanici, a dimostrazione che la parte più coerentemente democratica della società italiana ha capito che la lotta della Fiom è una lotta che ci riguarda tutti.

(pfd’a)

L'APPELLO

"Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.
Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti".

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa, don Paolo Farinella.


Depositate le firme per la legge sull'efficienza energetica e le rinnovabili

Centomila firme raccolte, oltre 80.000 autenticate e certificate, sono state depositate oggi alla Camera dei Deputati .

Per l’efficienza energetica, per le fonti rinnovabili e la salvaguardia del clima, per il No al nucleare.

E’ nata così una legge di iniziativa popolare che il Parlamento dovrà mettere all’ordine del giorno dei suoi lavori.

Questo è lo straordinario risultato di una campagna promossa dalle associazioni ambientaliste nazionali come Legambiente, WWF, Greenpeace, Forum Ambientalista e altre, insieme a tanti comitati locali.

All’iniziativa hanno contribuito in modo significativo la CGIL, la FIOM, la Fp-CGIL,lo Spi-CGIL, l’Arci, insieme a un importante arco di forze politiche, i Verdi, la Federazione della Sinistra, Alternativa, Sinistra Ecologia Libertà, Ecodem, Italia dei Valori, Giovani del PD e altri.

Su queste basi il Comitato Promotore convoca per il 22 gennaio un’assemblea nazionale – alla quale prenderanno parte i rappresentanti di tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta delle firme. Obiettivo: premere con una vasta gamma di iniziative perché la proposta sia portata immediatamente all’esame parlamentare, ascoltando la richiesta dei cittadini..

Occorre urgentemente un piano energetico nazionale. Occorre investire nel risparmio energetico e nell’uso delle rinnovabili. Il nucleare non serve, è più costoso, è pericoloso per la salute e per l’ambiente, compromette il futuro, impedisce il decollo di un impegno industriale verso le rinnovabili e l’efficienza energetica. La lobby affaristica del nucleare vuole mettere il paese di fronte a fatti compiuti, mentre pende il ricorso al referendum abrogativo della legge 99/2009. Si chiede al Governo di sospendere ogni iniziativa sul nucleare in attesa del voto degli italiani.

La Coordinatrice federale Paola Manzini sui rapporti di maggioranza in Provincia e Comune.

In relazione alle notizie di stampa inerenti un probabile voto a favore - sul Bilancio della Provincia - da parte dell'Udc e che tale fatto possa influire in termini analoghi sul Bilancio del Comune di Modena, riteniamo di dover precisare che - nel corso dei recenti incontri avuti con le Amministrazioni di Provincia e Comune in ordine ai rispettivi Bilanci - a noi di Sinistra Ecologia Libertà non è stata prospettata, in nessun modo, una possibile modifica delle attuali maggioranze politiche.
Non possiamo impedire che una forza politica di opposizione (l'Udc) esprima un voto favorevole su atti amministrativi quali il Bilancio, ma se ciò dovesse assumere il carattere di una prova generale per l'allargamento della maggioranza senza un preventivo confronto tra le forze politiche dell'attuale maggioranza, ciò pregiudicherebbe la conferma di Sinistra Ecologia Libertà nella maggioranza politica che ha vinto le elezioni.
Abbiamo ripetutamente espresso la nostra insoddisfazione, di metodo e di merito, circa la costruzione e la predisposizione dei Bilanci senza l'attivazione di adeguati percorsi che andassero incontro alle domande di partecipazione democratica e di risposta politica - non solo congiunturale - nei confronti della crisi economico-sociale. L'iniziativa che adesso sollecitiamo, con urgenza, è quella di concludere rapidamente il percorso di confronto avviato, per disporre di proposte definite su cui poter esprimere un giudizio chiaro e trasparente ed intervenire.

Paola Manzini

Coordinatrice federale Sinistra Ecologia Libertà Modena

Approvato in Consiglio Comunale di Reggio Emilia odg su moratoria privatizzazioni

Lunedì 20 dicembre il Consiglio Comunale di Reggio Emilia ha finalmente sancito, attraverso l’approvazione di un odg presentato dai gruppi di maggioranza e il M5S, l’importanza dell’espressione del voto popolare sui referendum riguardanti la legge che privatizza i Servizi Idrici Integrati (la gestione dell’Acqua), il cosiddetto “Decreto Ronchi”.

Sinistra Ecologia Libertà ha condiviso con il movimento per l’acqua,  con molte forze politiche un importante documento in cui si afferma che, finché non saranno svolti i referendum (richiesti da 1.400.000 cittadini italiani di cui 110.000 emiliano-romagnoli e 14.000 reggiani), non si dovrà procedere alle privatizzazioni delle gestioni e alle vendite di azioni a privati e non dovranno essere soppressi gli A.ATO (Autorità degli Ambiti Territoriali Ottimali).

La battaglia per l’acqua pubblica è una battaglia di civiltà, per la tutela e l’accesso universale a un bene comune (così come sancito dall’Assemblea delle Nazioni Unite). Concetti incompatibili con ogni forma di privatizzazione e di consegna al mercato di un bene essenziale alla vita.

Con i referendum si è messa in discussione tutta la normativa attualmente vigente in tema di gestione del servizio idrico, a partire dal “decreto Ronchi” che ne vuole rendere definitiva la privatizzazione, ponendo un’imprescindibile questione di democrazia: le decisioni riguardanti la gestione di un bene essenziale alla vita non possono essere delegate ad alcuno, ma devono appartenere a tutti.

Questo atto rappresenta un primo passo verso una gestione democratica e partecipata che deve vedere tutti gli Enti Locali in prima fila per garantire il rispetto e la tutela di un vitale bene comune.

Sinistra Ecologia Libertà, da sempre partecipe e attenta alle istanze dei movimenti per l’acqua pubblica, esprime tutta la propria soddisfazione per l’approvazione dell’odg del Consiglio Comunale, rimarcando l’assoluta necessità di iniziare un percorso condiviso e competente con tutte le forze politiche, i comitati, le associazioni e i cittadini.

E’ inoltre importante affermare che, in caso di elezioni anticipate, la scadenza referendaria, attualmente prevista per la primavera 2011, verrebbe posticipata di un anno.

Aderiamo quindi all’appello dei Movimenti per l’Acqua Pubblica sollecitando tutte le forze politiche presenti in Parlamento che approvino al più presto un provvedimento di deroga a quanto previsto dalla Legge 352/1970, in modo da poter svolgere i referendum entro il 2011 (come è accaduto per il referendum sul nucleare del 1987).

Sinistra Ecologia Libertà
Federazione di Reggio Emilia